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	<title>Commenti a: Normativa</title>
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	<description>COMITATO PER LA CONSERVAZIONE DI PIAZZA GRANDE</description>
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		<title>Di: A.Cirinei</title>
		<link>https://www.xpiazzagrande.org/normativa/#comment-36</link>
		<dc:creator>A.Cirinei</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 20:44:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho l’impronta del Medioevo…

 

- Ho l’impronta del Medioevo, ma  Bernardo Rossellino e Vasari ci hanno messo del loro per farmi bella. Le usanze non tramontano mai, né i mutamenti m’inducono in tentazione, sono lieta di rimanere me stessa, tengo tranquillamente le belle case avite e sono paga di tutte le vecchie cose com’erano un tempo. Ogni muro serba lo splendore e la dignità del passato. La mia storia è scritta in quelle pietre, le costruzioni s’intarsiano con estrema naturalezza, senza discrepanze: un’oasi di armonia, che di notte dorme sonni tranquilli. Ma se il presente è indifferente e disattento, tuttavia mi tengo in vita meditando sul cumulo dei ricordi e delle tradizioni, c’è presenza in ogni trave che scricchiola, in ogni pietra che geme. 

Un sussurrato colloquio stabilito con la Piazza, prima di andare a dormire. 

- Allora non hai bisogno di progetti… di fare o disfare… ma solo di conservazione?!

“Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica, in vista della sua trasmissione al futuro.”
(Cesare Brandi).

Angiolo Cirinei]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho l’impronta del Medioevo…</p>
<p>- Ho l’impronta del Medioevo, ma  Bernardo Rossellino e Vasari ci hanno messo del loro per farmi bella. Le usanze non tramontano mai, né i mutamenti m’inducono in tentazione, sono lieta di rimanere me stessa, tengo tranquillamente le belle case avite e sono paga di tutte le vecchie cose com’erano un tempo. Ogni muro serba lo splendore e la dignità del passato. La mia storia è scritta in quelle pietre, le costruzioni s’intarsiano con estrema naturalezza, senza discrepanze: un’oasi di armonia, che di notte dorme sonni tranquilli. Ma se il presente è indifferente e disattento, tuttavia mi tengo in vita meditando sul cumulo dei ricordi e delle tradizioni, c’è presenza in ogni trave che scricchiola, in ogni pietra che geme. </p>
<p>Un sussurrato colloquio stabilito con la Piazza, prima di andare a dormire. </p>
<p>- Allora non hai bisogno di progetti… di fare o disfare… ma solo di conservazione?!</p>
<p>“Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica, in vista della sua trasmissione al futuro.”<br />
(Cesare Brandi).</p>
<p>Angiolo Cirinei</p>
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		<title>Di: A.Cirinei</title>
		<link>https://www.xpiazzagrande.org/normativa/#comment-34</link>
		<dc:creator>A.Cirinei</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 05:28:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un’inoppugnabile ragione per lasciarle lì!

Tra il 1800 e il 1930, una trentina di personaggi angloamericani, alcuni del calibro di un Nathaniel Hawthorne, di un Walter Pater, di un Henry James, hanno lasciato tra i loro scritti il resoconto di una visita compiuta ad Arezzo. Tutti, ovviamente, sono passati da piazza Grande e più in generale per le vie del centro storico. Ebbene, molti di loro sono evidentemente  rimasti colpiti dal lastrico della pavimentazione: - E’ una città linda e ben lastricata… - Le strade, dal selciato perfetto a lastre grandi, sono ampie e ben costruite… - La città declina così rapidamente che le bifore dell’alta torre della Pieve, nella piazza sottostante, sembrano a portata di mano, e le larghe strade con le loro facciate gialle e il selciato levigato e incolore sembrano immergersi improvvisamente nel lontano cielo azzurro… Tornassero, questi visitatori, non potrebbero più scrivere così, se non per piazza Grande, dove la metà circa delle lastre che videro è ancora al loro posto. Lasciarcele, con quelle più recenti del 1931, ma già levigate dal tempo, è un dovere!, verso la storia e di conseguenza verso il futuro.

Angiolo Cirinei]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un’inoppugnabile ragione per lasciarle lì!</p>
<p>Tra il 1800 e il 1930, una trentina di personaggi angloamericani, alcuni del calibro di un Nathaniel Hawthorne, di un Walter Pater, di un Henry James, hanno lasciato tra i loro scritti il resoconto di una visita compiuta ad Arezzo. Tutti, ovviamente, sono passati da piazza Grande e più in generale per le vie del centro storico. Ebbene, molti di loro sono evidentemente  rimasti colpiti dal lastrico della pavimentazione: &#8211; E’ una città linda e ben lastricata… &#8211; Le strade, dal selciato perfetto a lastre grandi, sono ampie e ben costruite… &#8211; La città declina così rapidamente che le bifore dell’alta torre della Pieve, nella piazza sottostante, sembrano a portata di mano, e le larghe strade con le loro facciate gialle e il selciato levigato e incolore sembrano immergersi improvvisamente nel lontano cielo azzurro… Tornassero, questi visitatori, non potrebbero più scrivere così, se non per piazza Grande, dove la metà circa delle lastre che videro è ancora al loro posto. Lasciarcele, con quelle più recenti del 1931, ma già levigate dal tempo, è un dovere!, verso la storia e di conseguenza verso il futuro.</p>
<p>Angiolo Cirinei</p>
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